ECCO LE FOTO DEL 5° RADUNO A.S.I.MOV. DI NAPOLI

ANGELA - VANYA - FIORE - PENSIERIVELATI - NUVOLA - MICKY - AMELIE - UNDICESIMO

UNDICESIMO IN ARTE STEFANO CHIESI MAZZANTI

ANNA PRESENTA L'ANTOLOGIA

ANCHE A FIORE PIACE IL LIBRO

FIORE CON L'ANTOLOGIA ASIMOV

UNDICESIMO E NATALE SI BACIANO

PANORAMA CON IL VESUVIO
Ecco in anteprima la copertina della prima raccolta dei racconti in movimento.
Edito dalla Giraldi Editore. Lo troverete in libreria nel mese di Giugno.

Lo trova poco dopo sulla strada, è lui che cerca di scappare, di nascondersi nel buio, ma i fanali dell'auto lo illuminano, è a pochi metri.
Con la mano sinistra sfodera la sua berretta 98 FS da sotto il braccio destro e dal finestrino gli spara due precisi colpi di pistola alle gambe facendolo cadere a terra tra le immonde pozzanghere.
Emette solamente un minimo urlo strozzato.
Gli si ferma ad un mezzo metro da lui, scende dall'auto e gli si avvicina.
Rimane immobile per qualche istante a fissarlo, poi, chinandosi su di lui, gli punta la canna della pistola ancora calda sulla nuca.
Paolo non parla, ma i suoi occhi parlano per lui e fanno molta paura.
Lo gira sulla schiena e gli spara altri 8 colpi alle ginocchia, poi con molta calma gliele allarga con un piede senza che lui opponga resistenza essendo ormai privo della mobilità.
Risale sull'auto e gli si avvicina a passo d'uomo infilandosi con il pneumatico tra le sue gambe.
Antonio non riesce a muoversi, non riesce a scappare, vede solo quell'auto avvicinarsi centimetro dopo centimetro verso il basso ventre, la luce del fanale è accecante, sente quasi il suo calore.
Paolo come un automa continua ad avvicinarsi, fino a sentire il pneumatico salire su qualcosa.
Un urlo strozzato e rumori di budelle e ossa che si frantumano.
- Ora non stupri più - pensa.
Sempre lentamente inserisce la retromarcia e ridiscende, ma non basta, quel bastardo deve soffrire maledettamente tutte le pene dell'inferno..
Inserisce ora la prima e ripercorre quei centimetri di godimento, di quel godimento che ha provato quel bastardo nel violentare e uccidere la sua ragazza, colui che ora è sotto al pneumatico in una pozza di sangue ed in balia della sua giustizia.
- Godi ora? Ti piace bastardo? -
Ridiscende da quel bastardo, si ferma ed riscende dalla macchina e gli va incontro con una corda tra le mani.
- No, non devi morire, non ancora...sarebbe troppo facile... -
La ghigna su quel volto non è scomparsa deve subito porre rimedio al problema, gli lega entrambe le gambe e lo gira a faccia in giù, mentre l'altra estremità della corda lo lega al parafango della sua auto.
- Te la faccio passare io quella ghigna, brutto testa di cazzo! -bisbiglia a denti stretti risalendo sull'auto.
Mette in moto l'auto e riprende il gioco, il piacere trascinadolo per la strada.
- Mi spiace per quei poveri spazzini che dovranno ripulire la strada da tutta la tua merda.- pensa guardando la scia di brandelli di carne e sangue che lascia sul selciato.
La faccia del bastardo viene lentamente sfigurata dall'asfalto ruvido e tagliente come il vetro, i lembi di carne rimangono sulla strada stracciandosi ogni qual volta che ne viene a contatto.
Paolo si riferma.
La pioggerellina e la poca nebbia rende difficile la vista oltre lo specchietto retrovisore e al parabrezza posteriore, non riesce a gustarsi bene lo spettacolo di quell'essere scorticato e squarciato, non ha modo di godere nel vederlo soffrire, deve scendere dalla macchina ed avvicinarsi di più.
Apre il pacchetto di sigarette e ne prende una e la porta alla bocca, poi, mentre scende con passo lento e deciso, con un occhio fissa la merda al centro della strada e si accende la paglia.
La merda si muove ancora e la poca pioggia che gli cade sopra non basta per ripulirgli l'anima e non basta neanche per alleviargli il dolore.
Bene, l'importante è che non muoia, ma che soffra come ha sofferto lei.
E' ancora buio in quella via, e non passa nessuno.
Il corpo è in mezzo alla carreggiata e ogni tanto sembra che respiri, Paolo mentre si avvicina a passi lenti con lo sguardo fisso, vede ogni tanto dei fiotti di sangue schizzare dallo stomaco con un'intermittenza regolare, può darsi che gli abbia reciso un'arteria.
Passano altri istanti di silenzio, Antonio senta la canna ancora calda sulla fronte, ma non riesce a nascondere quella sua ghigna dal viso.
- Che fai? Vuoi uccidermi? Ma che ti frega? In fin dei conti era solo una cagna in calore, una puttana come tutte le altre...dovevi sentire come urlava di piacere quando la stavamo possedendo tutti assieme... -
Paolo non parla, le parole quella sera non hanno significato...non servono a niente.
Lo giustizia con un unico colpo e senza esitazione.
-Hai finito di stuprare bastardo!-
Ecco il video e le foto della presentazione dei libri:
C'è odore di cuore di Manuela Minelli
Il mio nome è Giulio...Giulio Cesare! di Stefano Chiesi Mazzanti
LE FOTO





Roma, Libreria Rinascita, Viale Agosta, 36 (zona Prenestina), Lunedì 15 Dicembre ore 18.30, incontro con gli scrittori Manuela Minelli e Stefano Chiesi Mazzanti.
STEFANO CHIESI MAZZANTI, DA GIULIO CESARE PER I PICCOLI AD ASIMOV PER I GRANDI
Stefano Chiesi Mazzanti è uno scrittore bolognese oggi al suo terzo libro. Il primo “Il mio nome è Giulio…Giuulio Cesare!”, ma anche il secondo “Alla ricerca di Nerone”, sono divertentissime e avventurose storie per ragazzi che, con la scusa di stimolare la fantasia dei giovanissimi, senza farsene accorgere, insegnano pure un po’ di storia. Stefano non solo si è divertito a creare i personaggi, ma per completare l’opera, li ha anche disegnati, dandogli una fisionomia a metà tra un fumetto e una favola.
Oggi Stefano Chiesi Mazzanti è al suo terzo romanzo “L’ultima chiamata”, una storia di stupro e di violenza, qualcosa di totalmente diverso dalle storie precedenti.
Ma chi è questo signore smilzo, con l’aria birbante da eterno ragazzino e il ciuffo ribelle?
Nato a Bologna 43 anni fa, il sottoscritto ha iniziato l’ attività artistica nel campo della pittura, della grafica pubblicitaria e del fumetto, ma non gli era mai passata per la testa l’idea di iniziare a scrivere seriamente. Le mie vignette, i miei buffi personaggi, li creavo per me e per gli amici, sicuro che non potessero interessare a nessuno.
Come riesci a conciliare la tua attività di scrittore, con il lavoro, la tua vita privata, e le normali attività domestiche?
Sono convinto che l’attività dello scrittore non si possa collocare in un preciso spazio della giornata, ci sei dentro 24 ore su 24, anche quando dormi e sogni, tutto quello che ti circonda fa parte del mondo dello scrivere, quello che vedi, quello che senti, ne prendi spunto e lo trasformi in base alla tua sensibilità, capacità di comunicazione e ispirazione per ciò che stai scrivendo.
Da scrittore, come organizzi la tua giornata lavorativa? Ogni scrittore ha una sua ritualità nello scrivere, quale è la tua?
Non esiste una ritualità o un momento preciso per scrivere, aspetto l’ispirazione e quando arriva, se in quel momento sono impossibilitato a scrivere, prendo appunti a memoria o trascrivo su un taccuino. Giro con le tasche piene di taccuini scarabocchiati.
Hai qualche personaggio, vero o letterario, che ti piacerebbe incontrare? 
Non ho dubbi, mi piacerebbe incontrare Giulio Cesare. Sono rimasto impressionato da lui, da ciò che pensava riguardo alla vita, da come si poneva con gli altri e come otteneva tutto quello che voleva. Che uomo! Mi ha colpito sopratutto una sua convinzione, il suo pensiero sull’uomo in generale e la convinzione che ogni essere umano ha il dovere di lasciare un segno di sé nella storia, altrimenti una volta defunti, nessuno ci potrà ricordare. Qual è il motivo di esistere se poi un domani nessuno ci ricorda? Ecco, quella frase mi ha fatto riflettere molto. Mi ha spinto a pretendere il massimo dalla vita e magari, dopo morto, essere ricordato per sempre. Perché ciò accada, cosa c’è di meglio di un libro? Un libro non muore mai, anche dopo la nostra dipartita, è un pezzetto di noi che rimarrà per sempre. Ecco, Giulio Cesare mi ha spinto a scrivere libri e ad affrontare la vita diversamente, senza timori verso nessuno.
Che libro hai in questo momento sul comodino?
Ne ho quattro: “ Le porte di Roma”, “Il soldato di Roma”, “Cesare, padrone di Roma” e “La caduta dell’aquila”. Quattro libri che raccontano la storia di Cesare, dalla nascita alla sua morte, di un grande scrittore, Iggulden Conn.
Senti di avere raggiunto qualche traguardo?
No, i traguardi non si possono raggiungere, perchè appena arrivo ad uno, devo trovarne subito un’altro più ambizioso, perchè se così non fosse, morirei di noia.
Quando hai scoperto la narrativa per ragazzi? Ti ricordi i primi titoli letti?
Sì, il primo racconto che ascoltai a scuola dalla mia maestra elementare era “La torta in cielo” di un autore che amo molto, Gianni Rodari.
Per concludere, vuoi darci un consiglio di lettura?
Beh, non potrei mai consigliarvi di leggere il romanzo di un rivale, quindi non ho dubbi a riguardo, leggete il mio libro, “Il mio nome è Giulio… Giulio Cesare!”, è leggero, divertente, spensierato e contiene alcuni cenni storici sul popolo dei romani utili anche ai ragazzi. Oppure la continuazione della storia, ovvero, “Alla ricerca di Nerone”. O anche, e qui andiamo su tutt’altro genere, “L’ultima chiamata”.
Quando hai scoperto, e come, che avevi qualcosa da dire, che sentivi la necessità di scrivere?
Ho sempre sentito la necessità di scrivere storie, anche da bambino, ma l’educazione e le abitudini che la società impone alle famiglie “normali”, allontanano da certe aspirazioni. Mi sentivo dire dai genitori di continuare a studiare o di andare a lavorare, di imparare un mestiere, e nella lista dei lavori da svolgere non appariva mai il termine “scrittore”, come se questo fosse solo un passatempo, per gente che aveva, appunto, tempo da perdere.
Quale è stato il percorso che hai affrontato prima di veder pubblicato un tuo romanzo?
Prima di pubblicare il mio romanzo, non sapevo nulla di cartelle, editori, agenzie letterarie, distribuzione, contratti, siae, concorsi letterari, ecc. ecc. E a dire il vero neanche avevo preso in considerazione l’idea di pubblicare un libro. All’inizio “Il mio nome è Giulio… Giulio Cesare!”, non era altro che una storiella scritta per un bambino. Quando mi sono accorto che il racconto aumentava di spessore e di pagine, mi son detto: perchè non provarci? Cosa posso perderci? Al massimo mi non mi risponderanno. Alla fine, dopo aver inviato il manoscritto ad una sessantina di case editrici, sono arrivate le prime proposte di contratto.
Come e quando nascono le idee per i tuoi romanzi e da quali esigenze sono mossi?
Adoro viaggiare in macchina, mi rilassa e mi fa pensare a tante cose che poi valuto durante il cammino. Molte mie idee nascono proprio durante i viaggi lunghi. Potrei dire che la mia macchina è il mio ufficio in movimento. Nel caso di Giulio Cesare, dovevo scrivere un racconto per un bambino, quindi doveva essere scritto in modo semplice, con personaggi capaci di stimolare la curiosità di un bambino, doveva essere fantastico e molto divertente.
Pensi che scrivere sia dote innata o che si possa imparare? 
Penso che si debba avere dentro di sé quella luce che non tutti hanno: la fantasia, ma naturalmente l’esercizio, l’impegno e le letture aiutano a migliorarsi.
Sei uno scrittore lento o veloce, meditativo o istintivo? Imbrigli i personaggi o lasci che siano loro a decidere quale percorso deve seguire la vicenda?
Mi ritengo uno scrittore lento e riflessivo nello scrivere, ma istintivo sul cosa scrivere. Di solito ho già in mente cosa scrivere, ma lascio ai miei personaggi la libertà di muoversi come vogliono per tutto il racconto. I personaggi nascono, e durante la scrittura crescono e si caratterizzano autonomamente. In pratica io preparo loro uno steccato e poi li libero come si fa con i cavalli.
Quale consiglio ti sentiresti di dare agli scrittori esordienti? Partecipare ai concorsi? Affidarsi a un agente investendo una somma di denaro? Inviare a qualche editore? Cosa fare?
Intanto un consiglio che prevale su tutti è quello di crederci sempre e di non mollare mai, anche se dovessero arrivare delusioni. Altra cosa fondamentale è leggere molto.
Cosa ritieni inutile nella tua vita?
Inutile è svegliarsi tardi la mattina. E’ un inutile spreco di tempo. La mattina ha il profumo di nuovo, come una pagina bianca ancora da scrivere, sa di pulito. Adoro svegliarmi verso le cinque e sorseggiare un buon caffè oppure un cappuccino in un bar e scrutare la nascita del nuovo giorno dalla finestra, è una rinascita. In pratica, io rinasco tutte le mattine nei bar.
Una frase che ripeti continuamente?
Non posso morire, ho troppe cose da fare.
ASIMOV, MOVIMENTO DI SCRITTORI IN MOVIMENTO
Stefano Chiesi Mazzanti è anche il Presidente dell’A.S.I.MOV., Associazione Scrittori In Movimento. Come nasce questo gruppo e dove vanno questi scrittori in movimento?
La nostra associazione è nata con la voglia di raggruppare persone che hanno tutte la stessa passione, S C R I V E R E, poco più di un anno fa, quando il vulcanico presidente fondatore di questa associazione che si chiama Undicesimo e…ehm…mi sto lasciando prendere la mano dal racconto fantastico. Undicesimo era ed è il mio nickname, noi pionieri di A.S.I.MOV. frequentavamo un forum di scrittura e un bel giorno lanciai l’idea di formare un gruppo, coordinarci e gestirci per pubblicare ed editare i nostri romanzi chiusi nei vari cassetti e magari provare ad emergere in una realtà soffocante in cui non c’è posto per chi ha voglia di far sentire la sua voce, nonostante sia in grado di poterlo fare, ma che non trova appiglio nel mondo editoriale, poiché troppi sono gli interessi delle case editrici che non si degnano di prendere in visione manoscritti da parte di sconosciuti, ma di tenere conto solo di chi è già noto o che appartiene al mondo dello spettacolo anche se non è uno scrittore. Così iniziarono i primi raduni in giro per l’Italia, in principio un gruppetto di partecipanti, oggi in poco più di un anno siamo quasi duecento e molti media già parlano di noi. Gli scrittori in movimento vanno sempre più lontano insieme alle loro diverse forme di scrittura. Infatti, oltre al fatto che i raduni si sono moltiplicati in tutta Italia, nella redazione virtuale di A.S.I.Mov. si parla già di agenzia letteraria, casa editrice, emittente radiofonica e….beh non ci sono limiti alle mete dell’A.S.I.Mov.!
E c’è da credergli, perché in un anno l’A.S.I.MOV., tra le varie cose, ha creato le A-zine, mini libriccini scaricabili in Pdf, contenenti il racconto che ogni mese i soci Asimov hanno votato e giudicato migliore, che vengono stampati in casa e distribuiti ovunque in tutta Italia dai soci stessi. E poi Echoes, ovvero ogni tre mesi, da uno dei tre racconti votati per le A-Zine, viene realizzato un video-racconto, un corto o una lettura a cura di UvaSpina, la compagnia Teatrale, che sceglie il testo da tradurre in immagini, voci e suoni.
Agli attori di UvaSpina il compito di far vivere e vibrare questi racconti con i loro corpi, le loro facce, le loro voci, davanti ad una telecamera e ad un microfono.
Potete vedere tutto ciò e anche di più cliccando sul seguente link:
http://www.scrivereinmovimento.org/
Di Manuela Minelli
Tutti lo facevano ed io non potevo certo essere da meno, mi faceva sentire un uomo davanti a tutte quelle ragazzine, mi sentivo un grande, mi sentivo un divo come quelli del cinema, era un modo come un altro per combattere la mia timidezza.
Ciao, sono Arturo, sono un riccio e voglio raccontarvi una storia d’amore, la mia.
Purtroppo è una storia d’amore non corrisposto, forse perchè porto gli occhiali e a lei i tipi con gli occhiali non piacciono, oppure perchè sono un po’ imbranato. Questo proprio non saprei dirvelo, comunque, non mi lasciai sopraffare dall’angoscia, sapevo sempre dove trovarla e un giorno o l’altro mi sarei dichiarato.
Se ne stava sempre nel solito posto, a bordo di un lago umano, un lago quadrato con l’acqua sempre azzurra da accecarti gli occhi, insomma, avete presente quei laghi che anziché avere nei bordi la terra, ha della plastica bianca? Bene, lei era sempre lì. A volte pensavo prendesse il sole, ma l’incontravo anche quando era nuvolo, quindi non ero molto sicuro che fosse quello il motivo. Forse aspettava il suo compagno, ma pure quel motivo non aveva solide fondamenta, non la vedevo mai con nessuno.
Un giorno mi decisi e così, tutte le mattine, uscivo dalla selva e da dietro un cespuglio, l’ammiravo. Passavo delle intere giornate ad ammirarla, mi faceva impazzire, era bellissima, il suo corpo era sinuoso, sodo e i suoi aculei argentei sembravano scolpiti dal gran che erano perfetti. Era una scultura di femmina. Chissà poi perchè avrebbe dovuto scegliere un tipo come me? Con tutti quei fusti in giro. Perchè proprio me? Lei così bella ed io...beh, lasciamo perdere.
Un giorno presi coraggio e mi avvicinai.
Mi avvicinai lento e cominciai a fissarla con quello sguardo che, a pensarci bene è proprio da deficienti. Le girai intorno una, due, tre volte. Prima con una zampa alzata, poi saltellando e poi sbracciandomi come un scemo. Niente. Non mi disse niente, mi ignorò completamente, restando immobile. Sconsolato me ne tornai a casa e chiesi a mio fratello maggiore di insegnarmi il tipico ballo da intorto. Anche mio padre corteggiò mia madre con quel ballo e, a quanto pare funzionava.
Ebbero otto figli me compreso. IniziaI così a prendere lezioni di ballo da intorto con mio fratello. A volte penso che sia più salutare mandare una mail anziché spaccarsi la schiena in certe evoluzioni da circo...eppoi io sono un riccio mica Carla Fracci.
Dopo alcuni giorni, e dopo aver imparato il famoso ballo, una mattina mi fiondai di corsa da lei e cominciai a roteare come John Travolta in Grease. Ero bellissimo anche con gli occhiali. Facevo dei saltelli aggraziati, piroette incredibili ma lei...haimè...nulla, immobile ed impassibile.
Tornai da lei per un’intera stagione senza mai riuscire nell’impresa, finché un giorno, non cambiai gli occhiali con dei nuovi.
Era bellissima, sensuale e con degli aculei argentei incredibili...peccato fosse una spazzola.
Percorrevo la statale per far rientro a casa dopo una durissima giornata di lavoro. Non era la prima volta che facevo tutti quei chilometri, era una vita, tutti i santi giorni. Era la strada che mi portava allo stabilimento industriale: lo zuccherificio. Eppure, anche dopo venti anni, quella pianura mi angosciava, mi intimoriva, mi sentivo stringere il cuore forte e mi sentivo in preda alla solitudine tutte le volte che la percorrevo. Anche quella notte, come tutte le altre, gli alberi con i loro rami spogli, erano immersi nella nebbia e sbucavano come spettri in attesa del mio arrivo, sembrava che ad ogni mio passaggio mi stessero scrutando e fossero pronti ad aggredirmi per portarmi via. Avevo anche notato che in tutti quegli anni l'unica cosa che aveva visto far capolino dalla nebbia erano solo loro e niente più. Era una sensazione che mi portavo dietro da anni e non mi ci ero mai abituato, soprattutto nel ritorno di notte, quelle pianure nebbiose che avvolgevano il nulla mi spingevano a percorrerla più velocemente possibile. Meno ci stavo in mezzo e meglio era. Quella nebbia non era normale, non lo poteva essere.
C'era in inverno e pure in estate, di giorno e di notte, in tutti quei anni non ero mai riuscito a vedere cosa celasse sotto quella coltre di fumo bianco, mai, sembrava messa lì per nascondere qualcosa, ed ero sicuro che non era normale, non lo poteva essere, soprattutto quella luce verde, in mezzo al campo, che tutti i giorni al mio passaggio si accendeva e pulsava. Non era normale, non lo poteva essere. Anche se avevo timore, ero preso da un'immensa curiosità e prima o poi mi sarei fermato a controllare cosa fosse, prima o poi lo avrei fatto. Una notte, accompagnato da una luna piena contornata da tante stelle e da tanto coraggio, mi fermai, scesi dall'auto e mi portai al bordo della carreggiata. Non si sentiva un solo rumore, non c'era vento e come sempre, non passò neanche una misera macchina, nemmeno una, come in tutti quegli anni. Sembrava che quella strada la percorressi solo io e non capivo il perché. Rimasi in attesa per qualche minuto in silenzio a fissare i campi avvolti da quel velo misterioso. Improvvisamente, la luce verde cominciò ad intravedersi nel fitto della nebbia e cominciò a pulsare. Era estate, ma la mia fronte sudava freddo ed il mio corpo era invaso da brividi gelidi. Che diavolo poteva essere? Non potevo fermarmi, dovevo continuare a camminare. Tornare indietro ora sarebbe stato stupido. Mi inoltrai all'interno del campo passo dopo passo verso la luce che pulsava. I miei passi erano mezzi sordi e scricchiolavano come se calpestassi del polistirolo. Non c'era dell'erba lì sotto, ma qualcos'altro, ma non vedevo, non potevo vedere. Oramai ero vicino e la nebbia cominciava a farsi fitta, fino ad inghiottirmi. Arrivai a circa un metro da lei, era sferica e ondeggiava sospesa da terra, che diavolo era? Provai a toccarla. Al mio contatto si illuminò intensamente. Era inconsistente e fredda, forse una nuova forma di energia sconosciuta, forse una forma aliena. Se veramente lo era, sarei diventato ricco e famoso , e avrei potuto lasciare quello schifo di lavoro allo zuccherificio. Ci infilai la mano dentro e me la sentii aspirare fortemente come quando metti la mano sul bocchettone di un aspirapolvere.Ventanni dopo, dopo la bonifica dell'area di sperimentazione del Cern a Ginevra, venne ritrovata sulla strada delle campagne limitrofe, la carcassa di un'auto abbandonata, mentre del suo misterioso viaggiatore non si seppe mai nulla. Il buco nero era stato richiuso e la tragedia scongiurata.